La discussione sulle nuove regole per biciclette e monopattini nel centro storico di Como si sposta anche sul piano della legittimità amministrativa. Dopo le critiche politiche emerse nei giorni scorsi, il provvedimento approvato dalla giunta guidata da Alessandro Rapinese viene contestato da Civitas Como, attraverso un intervento firmato da Giorgio Livio e Bruno Magatti.
La delibera di Palazzo Cernezzi ha ridefinito alcune aree pedonali e zone a traffico limitato, individuando vie e piazze nelle quali biciclette e monopattini non potranno circolare normalmente, ma dovranno essere condotti a mano. Secondo Civitas, la parte relativa ai velocipedi conterrebbe errori e omissioni tali da rendere l’atto, a loro giudizio, almeno potenzialmente annullabile.
Il richiamo al Codice della strada
Livio e Magatti basano la loro analisi sulle norme citate dalla stessa amministrazione comunale. In particolare, richiamano l’articolo 3 del Codice della strada, che nella definizione di area pedonale consente la circolazione dei velocipedi, oltre che dei mezzi di emergenza e dei veicoli al servizio delle persone con limitazioni, salvo ulteriori restrizioni introdotte dai Comuni attraverso un’adeguata segnalazione.
Da questa disposizione Civitas ricava una distinzione precisa: la presenza delle biciclette nelle aree pedonali sarebbe la regola, mentre il divieto costituirebbe un’eccezione da motivare. L’associazione sostiene che nella delibera non vi sia un riferimento, né esplicito né implicito, a un pericolo specifico determinato dal transito delle biciclette. Per questo, il solo richiamo all’articolo 3 non sarebbe sufficiente a giustificare la limitazione.
Le contestazioni sulla motivazione
Un secondo rilievo riguarda l’articolo 7 del Codice della strada, citato dalla giunta per disciplinare le zone a traffico limitato e le aree pedonali tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza, sulla salute, sull’ordine pubblico e sulla tutela del patrimonio culturale e ambientale.
Secondo Civitas, tuttavia, la delibera avrebbe richiamato la norma in modo parziale, omettendo un passaggio relativo alla possibilità di limitare la circolazione quando sia necessario, nel rispetto dei criteri di proporzionalità e adeguatezza, ridurre le emissioni e tutelare il patrimonio. L’associazione interpreta inoltre il testo come un richiamo alla necessità di considerare, comunque, le esigenze di mobilità e di tutela della produzione.
Livio e Magatti mettono quindi in dubbio che tali presupposti possano essere riferiti alle biciclette, considerate un mezzo di spostamento non inquinante e utilizzabile anche per motivi di lavoro. La loro posizione è che la delibera non spieghi in modo adeguato come il transito delle bici possa incidere negativamente sulla salute o sul patrimonio culturale e ambientale, né perché il divieto risulti proporzionato rispetto alle esigenze di mobilità.
La conclusione di Civitas è che il provvedimento, per come è stato motivato, possa essere criticato sotto il profilo dell’eccesso di potere e della violazione di legge. Si tratta, tuttavia, della valutazione espressa da Livio e Magatti e non di una pronuncia giudiziaria sulla validità dell’atto. Il confronto sulle nuove regole del centro storico, in vigore nel quadro della riorganizzazione della viabilità comunale, si arricchisce così di un ulteriore elemento: oltre all’opportunità dei divieti, viene messa in discussione anche la solidità giuridica delle motivazioni adottate dalla giunta.