Lavoro cooperativo

Workers buyout, l’intesa lombarda per salvare le imprese in crisi

Confcooperative e Cisl illustrano il modello partendo dall’esperienza di Patrolline Group, rilevata dai dipendenti nel 2015.

Workers buyout, l’intesa lombarda per salvare le imprese in crisi

Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia hanno messo a confronto competenze e proposte sul modello dei workers buyout, lo strumento che consente ai dipendenti di rilevare un’impresa in difficoltà e di trasformarla in cooperativa. L’incontro, svolto il 15 settembre 2026, è stato dedicato in particolare al mondo sindacale, con l’obiettivo di far conoscere una soluzione ancora poco utilizzata nella regione ma potenzialmente utile per tutelare occupazione e continuità produttiva.

Secondo i dati presentati, a fronte di 332 workers buyout registrati in Italia, quelli realizzati in Lombardia sono stati 17. Il meccanismo è disciplinato dalla legge Marcora del 1985 e prevede che i lavoratori, diventando soci, possano rilevare la proprietà dell’azienda e proseguirne l’attività in forma cooperativa. Il percorso può essere sostenuto attraverso finanziamenti dedicati messi a disposizione dallo Stato o dalle organizzazioni di categoria.

Uno strumento per continuità e occupazione

Il workers buyout viene generalmente associato alle crisi aziendali, ma può essere utilizzato anche in altri contesti. Tra questi rientrano la gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata, i passaggi generazionali e la salvaguardia del patrimonio tecnico e produttivo di un’impresa. In tutti i casi, il presupposto è il coinvolgimento diretto dei dipendenti, chiamati a contribuire alla gestione e alle scelte strategiche della nuova cooperativa.

Pierpaolo Baroni, responsabile nazionale di Confcooperative per lo sviluppo dei workers buyout e consigliere di amministrazione di Cfi Cooperazione Finanza Impresa, ha indicato il modello come una possibile alternativa ai percorsi tradizionali per affrontare le crisi. Per Enrico De Corso, direttore di Confcooperative Lombardia, l’iniziativa rappresenta invece un primo passo operativo per una collaborazione a difesa del lavoro e dell’imprenditorialità regionale, valorizzando la capacità dei territori di conservare competenze e autonomia economica.

Dal fronte sindacale, il segretario regionale della Cisl Lombardia Enzo Mesagna ha sottolineato la necessità di fornire ai rappresentanti dei lavoratori strumenti adeguati per intervenire nelle situazioni di difficoltà. A suo avviso, il workers buyout può contribuire non solo alla tutela dei posti di lavoro, ma anche alla tenuta del tessuto produttivo locale. Mesagna ha inoltre richiamato il tema della partecipazione dei dipendenti alla vita delle imprese e il percorso avviato dalla Cisl con la legge di iniziativa popolare approvata lo scorso anno.

Il precedente di Patrolline Group

A illustrare concretamente le potenzialità del modello è stato Angelo Chianese, amministratore delegato di Patrolline Group, azienda comasca attiva nella produzione di antifurti per il settore automobilistico. Nel 2015, un gruppo di dipendenti rilevò l’impresa e la trasformò in cooperativa, evitando il fallimento e mantenendo in attività la struttura produttiva.

Chianese ha raccontato che, in quella fase, i lavoratori divenuti soci iniziarono a considerare l’azienda non soltanto come un luogo di impiego, ma come un progetto da costruire attraverso responsabilità e competenze condivise. L’esperienza, secondo quanto riferito, ha consentito in seguito a Patrolline Group di assorbire un fornitore in difficoltà, evitando il fallimento dell’impresa e permettendo a cinque lavoratrici di conservare il proprio percorso professionale. Il caso comasco è stato presentato alla platea sindacale come esempio delle possibilità offerte dal workers buyout nei processi di rilancio aziendale.