Non aumentare semplicemente il numero degli arrivi, ma fare in modo che il turismo produca più valore, si distribuisca meglio sul territorio e riduca la pressione sulle località già congestionate. È l’impostazione del Piano per lo sviluppo del Turismo e dell’Attrattività 2026-2028 di Regione Lombardia, approvato dal Consiglio regionale con la deliberazione numero 1571 del 23 giugno 2026 e pubblicato integralmente sul portale dell’ente.
Il documento definisce la programmazione regionale per i prossimi tre anni e individua cinque direttrici: esperienza turistica, innovazione digitale anche attraverso l’intelligenza artificiale, cooperazione tra territori, formazione degli operatori e valorizzazione delle identità locali. Per il Lago di Como, la novità principale riguarda il passaggio da una logica basata sulla crescita quantitativa dei flussi a una gestione più attenta della loro distribuzione e della capacità di generare ricadute economiche diffuse.
Un territorio già fortemente internazionale
Il punto di partenza è rappresentato dai numeri. I laghi sono considerati uno dei motori del turismo lombardo e il Lario presenta una componente straniera particolarmente elevata: nel quadro utilizzato per elaborare il Piano, la quota dei visitatori internazionali ha raggiunto l’85 per cento nel 2023, contro il 70 per cento registrato sul Lago di Garda.
Nello stesso anno, secondo i dati dell’Osservatorio regionale, la provincia di Como ha totalizzato circa 4,8 milioni di pernottamenti, un milione in più rispetto al 2019. Tra i principali mercati di provenienza figuravano Stati Uniti e Germania. In questo contesto, la priorità non è più soltanto far conoscere la destinazione, ma governare un successo turistico consolidato, soprattutto nei luoghi dove la presenza dei visitatori è maggiormente concentrata.
Dal lago all’entroterra
La strategia regionale punta a un turismo definito qualitativo, sostenibile e distribuito, con l’obiettivo di valorizzare borghi, aree interne e zone montane. Sul Lario questo significa cercare di spostare una parte della domanda dalle mete più note verso piccoli centri, valli, percorsi escursionistici, siti culturali e proposte enogastronomiche.
L’obiettivo non è necessariamente ridurre il numero complessivo dei visitatori, ma distribuirli meglio nello spazio e nell’arco dell’anno. Un esempio già presente nel territorio comasco è quello della Valle Intelvi, dove gli operatori lavorano sulla destagionalizzazione attraverso trekking, cultura, gastronomia, sport ed eventi, cercando di intercettare una parte della domanda generata dal lago.
La Regione intende inoltre rafforzare la presenza sui mercati internazionali ad alta capacità di spesa e promuovere un turismo legato alle esperienze. Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata anche su Nord America e Asia, con Stati Uniti, Canada, Cina e Giappone tra i mercati indicati. Per il Lago di Como, dove la componente straniera è già maggioritaria, l’obiettivo è attrarre visitatori interessati a cultura, natura, enogastronomia e soggiorni distribuiti su più località.
Nel nuovo sistema, le sponde del lago dovrebbero essere collegate alle realtà dell’entroterra, tra cui Valle Intelvi, Triangolo Lariano, Alto Lago e Valli del Lario. La cooperazione territoriale e l’integrazione dell’offerta sono considerate essenziali per costruire una destinazione più ampia, capace di coinvolgere comunità e imprese anche fuori dai principali poli turistici.
Resta centrale il tema della mobilità. Per distribuire i visitatori senza aumentare il traffico sulle strade del Lario servono collegamenti efficienti tra costa ed entroterra, attraverso trasporto pubblico, navigazione, ferrovia e percorsi ciclopedonali. La programmazione regionale collega sviluppo turistico, sostenibilità e sicurezza: nel 2026 il Lago di Como ha ricevuto 80mila euro, la quota maggiore dei fondi regionali destinati alla sicurezza dei bacini lombardi.
Il Piano non prevede una singola grande opera né assegna automaticamente nuovi finanziamenti al territorio. È uno strumento di programmazione dal quale potranno derivare politiche, bandi e interventi nei prossimi anni. L’indirizzo per il Lario è però definito: il tema non sarà soltanto attirare nuovi visitatori, ma gestire quelli già presenti e trasformare la notorietà internazionale del lago in un beneficio più esteso per l’intero territorio.