La piscina olimpionica di Muggiò, a Como, è chiusa dall’estate del 2019 e il progetto per la sua riqualificazione non è ancora arrivato alla fase esecutiva. Dopo anni di annunci e ipotesi, l’intervento sull’impianto e sull’area del palazzetto sembra destinato a richiedere tempi più lunghi del previsto.
La vicenda era iniziata durante il mandato dell’ex sindaco Mario Landriscina, quando la struttura venne chiusa senza che si arrivasse alla riapertura. Le promesse sono proseguite anche durante la pandemia, ma il progetto non si è tradotto in un intervento concreto. Nel 2022, con l’elezione di Alessandro Rapinese, la piscina è tornata al centro dell’agenda amministrativa cittadina.
Il progetto da rivedere
La nuova amministrazione ha accantonato il precedente progetto predisposto da Nessi & Maiocchi e ha puntato su una proposta di partenariato per la riqualificazione complessiva della zona, comprendente la piscina e il palazzetto di Muggiò. L’operazione era stata indicata come sostenuta anche dalla Regione, ma finora non ha prodotto l’avvio del cantiere.
Il quadro è cambiato dopo una nuova verifica dei conti e delle condizioni dell’intervento. Secondo la ricostruzione, il progetto dovrà essere rivisto e non sarà possibile vedere la posa della prima pietra entro la fine dell’attuale mandato. Restano da definire tempi, modalità e passaggi amministrativi necessari per arrivare alla realizzazione dell’impianto.
Tempi oltre il 2027
Anche nell’ipotesi di una rielezione di Rapinese nel 2027, la conclusione dei lavori entro il termine di un eventuale secondo mandato non appare scontata. La durata delle procedure, insieme alla complessità dell’intervento, potrebbe quindi spostare l’inaugurazione a una fase successiva e consegnare la nuova struttura a un’amministrazione diversa.
Il caso di Muggiò viene inoltre inserito in una riflessione più ampia sulle difficoltà italiane nella costruzione degli impianti sportivi. Come termine di paragone viene citato il Bursaspor, club turco oggi in Serie B: dopo il titolo nazionale conquistato nel 2010 e la successiva discesa fino alla Serie D, la società ha realizzato un nuovo stadio con la caratteristica forma di un coccodrillo. Il confronto sottolinea, in chiave critica, la distanza tra gli annunci e i tempi effettivi delle opere pubbliche italiane.