La Procura di Como ha chiesto l’archiviazione del procedimento per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese. Il caso riguarda il sostegno offerto a Massimiliano Scalas, 44enne toscano affetto da sclerosi multipla, che nel dicembre 2022 raggiunse la Svizzera per accedere al suicidio medicalmente assistito.
La richiesta è stata firmata dal procuratore capo di Como, Massimo Astori. Secondo la Procura, l’intervento degli indagati non avrebbe determinato né rafforzato la volontà di Scalas, perché la sua decisione sarebbe stata già maturata in modo autonomo e consapevole. L’aiuto fornito viene quindi valutato come un sostegno concreto a una scelta già definita.
Le motivazioni della richiesta
Al centro delle valutazioni c’è l’autonomia della decisione assunta dal 44enne. Per gli inquirenti, non sarebbero emerse pressioni esterne tali da condizionare la sua volontà. Il contributo degli attivisti, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe arrivato in una fase successiva, quando Scalas aveva già scelto come affrontare la parte conclusiva della propria esistenza.
Scalas, colpito da una sclerosi multipla in fase avanzata, morì in Svizzera l’8 dicembre 2022 dopo aver ottenuto l’accesso alla procedura di suicidio medicalmente assistito. Dopo la sua morte, Cappato, Lalli e Maltese si autodenunciarono, dando avvio al percorso giudiziario.
Il procedimento trasferito nel Comasco
L’inchiesta è passata prima da Firenze e poi a Como per una questione di competenza territoriale. Il passaggio del confine verso la Svizzera, avvenuto nel territorio comasco, è stato considerato l’ultimo tratto in Italia dell’azione contestata. Per questo motivo il procedimento è stato esaminato dalla Procura lariana.
La richiesta della Procura non chiude ancora il caso. Sull’archiviazione dovrà infatti pronunciarsi il giudice competente, che valuterà le motivazioni presentate dagli inquirenti e deciderà se accogliere o meno la richiesta.