A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, una mamma di Como ha condiviso una riflessione sulla classe che frequenterà la figlia, composta da 25 alunni. La donna ha indicato alla redazione anche la scuola e la sezione, ma il suo intervento non riguarda uno specifico istituto: il tema sollevato è più ampio e interessa le condizioni in cui vengono formate le classi della scuola primaria.
Le esigenze dei bambini
La bambina inizierà la prima elementare e, accanto all’emozione per questo passaggio, la madre manifesta preoccupazione per il numero degli iscritti. Il limite previsto dalle regole per la formazione delle classi, osserva, può essere rispettato sul piano formale, ma non per questo rappresentare necessariamente la soluzione più adatta alle esigenze didattiche.
Vent||||cinque bambini di sei anni arrivano dalla scuola dell’infanzia con caratteri, tempi di apprendimento, capacità e necessità differenti. Alcuni riescono già a rimanere seduti e concentrati più a lungo, mentre altri hanno bisogno di maggiore tempo o di spiegazioni ripetute. Nei primi mesi, inoltre, l’insegnante deve accompagnare gli alunni non soltanto nell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo, ma anche nell’acquisizione delle regole della vita in classe.
Tra gli obiettivi iniziali ci sono imparare ad ascoltare, rispettare i turni, organizzare il materiale e diventare gradualmente autonomi. Secondo la madre, seguire contemporaneamente un gruppo così numeroso può rendere più difficile accorgersi subito di chi non ha compreso una spiegazione, si è distratto o sta rimanendo indietro.
Il rapporto con gli schermi
Nella sua riflessione la donna richiama anche il contesto in cui crescono i bambini del 2026, sempre più abituati alla presenza di televisione, tablet, smartphone e videogiochi. La tecnologia, precisa, non deve essere demonizzata e può rappresentare uno strumento utile. Tuttavia, ritiene legittimo interrogarsi sugli effetti di un’esposizione frequente a stimoli rapidi e sulla possibile difficoltà, per alcuni alunni, di adattarsi ai tempi e alle regole dell’aula.
La madre sottolinea di non voler rivolgere una critica agli insegnanti. Al contrario, la sua preoccupazione riguarda proprio il carico affidato a una sola maestra, anche quando si tratta di una professionista preparata. Il quesito è se sia possibile dedicare la necessaria attenzione individuale a ciascun bambino in una classe numerosa, soprattutto nella fase iniziale del percorso.
Da qui nasce la richiesta di discutere nuovamente i criteri con cui vengono stabiliti i limiti numerici. Il fatto che una composizione sia consentita dal regolamento, sostiene la lettrice, non significa automaticamente che sia la condizione ideale per insegnare e imparare. La sua proposta è valutare classi meno numerose, almeno nelle prime, così da offrire agli alunni un accompagnamento più puntuale.
La riflessione non mette in discussione la singola scuola né considera in assoluto eccessivi 25 bambini. Il punto, conclude la madre, è distinguere tra il numero massimo previsto dalle norme e quello che un’insegnante può concretamente seguire al meglio, garantendo a ciascun alunno l’attenzione di cui ha bisogno.