Mobilità urbana

A Como la denuncia di due cittadini ciechi e ipovedenti

Domenico Cataldo e Michela Barrasso contestano marciapiedi, semafori acustici e percorsi tattili inadeguati

A Como la denuncia di due cittadini ciechi e ipovedenti

Domenico Cataldo, ipovedente, e Michela Barrasso, non vedente, hanno segnalato le difficoltà che affrontano ogni giorno negli spazi pubblici di Como. Marito e moglie, residenti in città, hanno inviato una comunicazione tramite posta elettronica certificata al sindaco Alessandro Rapinese, alla vicesindaca Nicoletta Roperto e alla maggioranza comunale, mettendo al centro il diritto alla mobilità autonoma e alla sicurezza delle persone con disabilità visiva.

La segnalazione è stata trasmessa anche, per conoscenza, alla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, alla parlamentare Chiara Braga e al Garante della disabilità. Secondo i due cittadini, negli ultimi anni la vivibilità degli spazi urbani sarebbe peggiorata senza interventi sufficienti per rimuovere gli ostacoli che rendono difficili e, in alcuni casi, pericolosi gli spostamenti quotidiani.

Le criticità negli spazi pubblici

Tra i problemi indicati figurano marciapiedi dissestati, attraversamenti privi di segnalazioni sonore e percorsi tattili ritenuti insufficienti o realizzati senza criteri adeguati. Particolare preoccupazione viene espressa per la quasi totale assenza di semafori acustici, indispensabili per consentire alle persone cieche e ipovedenti di attraversare le strade con maggiore sicurezza. La presenza crescente di veicoli elettrici, meno rumorosi, renderebbe inoltre più difficile percepire l’arrivo delle automobili attraverso l’udito.

I percorsi protetti, fondamentali per orientarsi senza fare affidamento sulla vista, vengono descritti come non adeguati alle necessità degli utenti. Nella denuncia si richiama anche la normativa nazionale sull’eliminazione delle barriere architettoniche, con riferimento alla legge 28 febbraio 1986, n. 41. Alle carenze strutturali si aggiungono, secondo Cataldo e Barrasso, i comportamenti di chi parcheggia automobili e mezzi pesanti sui marciapiedi o sugli attraversamenti pedonali e di chi percorre ad alta velocità gli spazi riservati ai pedoni.

Le contestazioni alle scelte del Comune

La protesta richiama alcune decisioni del Consiglio comunale relative alla sicurezza e all’accessibilità. I firmatari citano la seduta del 1° luglio 2024, nella quale sarebbe stata bocciata una mozione per la messa in sicurezza del parcheggio di via al Bassone, quella del 20 maggio 2026, con il respingimento di una proposta sull’accessibilità del nuovo lungolago, e la seduta del 1° agosto 2026.

In quest’ultima occasione, secondo la segnalazione, il PEBA, Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, non sarebbe stato inserito nel Documento unico di programmazione 2027-2029. Per i due cittadini, queste scelte avrebbero impedito di affrontare problemi concreti in luoghi che sono costretti a frequentare e attraversare.

Le conseguenze inciderebbero sulla possibilità di uscire di casa, scegliere una destinazione e muoversi senza accompagnatori. Cataldo e Barrasso affermano di sentirsi «abbandonati a noi stessi» e spiegano di dover talvolta rinunciare a raggiungere luoghi di interesse oppure scegliere itinerari alternativi, più lunghi e complessi, per evitare i tratti ritenuti pericolosi.

La denuncia collega la condizione vissuta anche all’articolo 3 della Costituzione, che attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona. La richiesta rivolta all’amministrazione riguarda quindi sia la manutenzione e l’organizzazione della viabilità sia i controlli contro l’occupazione irregolare degli spazi pedonali. In vista delle prossime elezioni amministrative, i due cittadini chiedono una riflessione sulle iniziative non accolte e sulle condizioni di accessibilità della città.