Centro storico

Nuovo paletto abbattuto in via Volta a Como

L'ennesimo urto riapre il dibattito su elementi più visibili e meno vulnerabili nelle manovre.

Nuovo paletto abbattuto in via Volta a Como

Ancora un paletto dissuasore abbattuto in via Volta, a Como. Il dispositivo è stato urtato da un’auto durante una manovra, in un episodio che, secondo le segnalazioni raccolte nel tempo, non rappresenta più un caso isolato. Il copione si ripete: un veicolo si ferma o parcheggia e, al momento di ripartire, il conducente non vede il dissuasore, lo colpisce e lo sradica.

Il danneggiamento non riguarda soltanto la struttura metallica. L’urto può coinvolgere anche la pavimentazione in cui il paletto è fissato, provocando lo smottamento o la rottura delle piastrelle e delle fasce in pietra. La strada si trova infatti in una delle aree storiche della città murata e presenta una pavimentazione in porfido, già interessata negli anni da interventi di manutenzione da parte del Comune.

Un problema che si ripete

Per chi frequenta abitualmente la zona, gli episodi sono ormai difficili da contare. I paletti sono stati piegati, danneggiati o completamente sradicati in più occasioni. Tra le possibili cause viene indicata la loro altezza ridotta, che li rende poco visibili dall’abitacolo di alcune automobili, soprattutto quando le manovre avvengono a distanza ravvicinata.

Le conseguenze sono doppie. Da una parte c’è il danno al patrimonio pubblico, con la necessità di ripristinare sia il dissuasore sia il piano stradale. Dall’altra può riportare danni anche il veicolo coinvolto, in particolare a paraurti, fiancate e parti inferiori della carrozzeria.

Le ipotesi per ridurre gli urti

Tra le proposte avanzate dopo episodi analoghi c’è la sostituzione dei dissuasori più esposti con elementi più alti, quindi più facilmente individuabili dagli automobilisti. Un’alternativa potrebbe essere rappresentata da dispositivi semi-rigidi o flessibili, da utilizzare dove tecnicamente possibile e compatibilmente con le caratteristiche del centro storico.

In caso di impatto, questo tipo di soluzione potrebbe piegarsi e tornare in posizione, limitando i danni alla struttura, alla pavimentazione e ai veicoli. Il tema è già emerso anche in altre città italiane, dove i paletti collocati in punti soggetti a manovre sono stati segnalati per la loro vulnerabilità agli urti.

Il nodo dei costi

Resta da chiarire chi debba sostenere le spese di ripristino. Se il responsabile dell’urto viene identificato e il danneggiamento è segnalato, il costo può essere ricondotto all’automobilista o alla sua assicurazione. Quando invece il conducente si allontana senza essere individuato, l’intervento rischia di gravare sulla manutenzione pubblica.

È anche per questo che, oltre alla riparazione dell’ultimo danno, torna la richiesta di valutare una soluzione più duratura. L’obiettivo sarebbe capire se il modello attuale sia il più adatto a un punto in cui gli urti durante le manovre continuano a ripetersi, evitando di limitarsi a rimettere in piedi lo stesso paletto dopo ogni incidente.