Fare il pieno costa sempre di più, ma per molte attività fermare i mezzi significa rinunciare a lavorare. In provincia di Como sono 2.620 le imprese appartenenti ai comparti più esposti all’aumento dei carburanti: agenti di commercio, autotrasporto e servizi di trasloco, taxi e noleggio con conducente.
La situazione è descritta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre in un report pubblicato il 26 settembre. L’analisi, basata su dati camerali aggiornati al 31 dicembre 2025, evidenzia le difficoltà delle attività che devono sostenere spese crescenti senza riuscire a trasferirle interamente sui clienti.
La composizione delle imprese nel Comasco
Nel territorio comasco il gruppo più numeroso è quello degli agenti di commercio, con 1.722 attività. Seguono le 646 imprese di autotrasporto e servizi di trasloco e le 252 aziende attive nel settore dei taxi e del noleggio con conducente.
Per numero complessivo di imprese nei tre comparti, Como si colloca al sesto posto in Lombardia, dopo Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza e Varese. La graduatoria misura la presenza delle attività nei diversi territori e non l’entità degli aumenti sostenuti dalle singole imprese.
Diesel e benzina, il confronto sui prezzi
Il report mette a confronto i prezzi medi nazionali praticati al self service sulla rete stradale tra il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco militare all’Iran, e il 25 settembre 2026. Il diesel è passato da 1,721 a 2,338 euro al litro, con un incremento del 35,9 per cento. La benzina è salita da 1,668 a 2,154 euro al litro, segnando un aumento del 29,1 per cento.
Secondo la Cgia, agenti di commercio e tassisti sono tra i lavoratori più esposti perché hanno margini ridotti per recuperare i rincari. Gli agenti devono fare i conti con provvigioni già stabilite, mentre i tassisti operano con tariffe regolamentate. Una quota maggiore degli incassi viene così assorbita dal rifornimento. Anche per gli autotrasportatori, trasferire i costi aggiuntivi sui committenti risulta complesso e le agevolazioni disponibili non raggiungono tutte le imprese.
Dal 26 settembre al 5 ottobre la riduzione delle accise sul diesel è scesa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro. La Cgia quantifica in 2,6 miliardi di euro gli interventi adottati dal governo Meloni in sei mesi e mezzo, a fronte dei 7,3 miliardi stanziati dal governo Draghi in otto mesi nel 2022. L’associazione chiede inoltre maggiore flessibilità europea sui conti pubblici, richiamando quella concessa dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Intanto Eni ha annunciato che dal 28 settembre i carburanti commercializzati da Enilive avranno un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio. La misura durerà inizialmente 30 giorni e potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno in base all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il tetto riguarda i soli carburanti Enilive e non costituisce quindi un limite generalizzato per tutti i distributori del Comasco.