Ordinanza contestata

Una 22enne: «Così i locali fanno scappare i giovani»

Arianna Vezzani chiede al Comune soluzioni alternative per tutelare quiete, imprese e socialità nella valle.

Una 22enne: «Così i locali fanno scappare i giovani»

Il dibattito sugli orari dei locali si allarga in Valle Intelvi. Dopo i cartelli anonimi comparsi a San Fedele d’Intelvi contro l’ordinanza che limita l’attività degli esercizi nelle ore serali e la risposta del sindaco di Centro Valle Intelvi Michele Pozzi, a intervenire è ora una giovane residente.

Si tratta di Arianna Vezzani, 22 anni, che nella valle vive da sempre. La ragazza ha inviato una mail al Comune per esprimere il proprio dissenso rispetto al provvedimento. Il testo è stato successivamente condiviso anche sui social, entrando così nel confronto pubblico aperto attorno alle conseguenze delle nuove disposizioni.

La posizione della giovane

Vezzani ha spiegato di essersi esposta in prima persona perché considera l’ordinanza penalizzante per una parte consistente della popolazione. Pur riconoscendo l’obiettivo di tutelare ordine pubblico e quiete, la 22enne sostiene che la misura finisca per colpire indistintamente chi frequenta i locali e le attività presenti sul territorio.

Secondo la giovane, a essere coinvolte non sarebbero soltanto le persone in cerca di momenti di svago, ma anche bar, negozi e attività di somministrazione, oltre agli esercizi artigianali che possono beneficiare della presenza di pubblico durante le serate e gli appuntamenti locali. Il timore espresso è che ulteriori restrizioni riducano le occasioni di socialità e rendano la valle meno attrattiva per i residenti più giovani.

Le alternative alle chiusure

Nel suo intervento, Vezzani ha ricordato che fino a pochi anni fa la Val d’Intelvi rappresentava un punto di riferimento per molte persone, anche provenienti da Milano. La progressiva chiusura di discoteche e pub e gli orari sempre più limitati, osserva, rischiano di spingere i giovani a cercare occasioni di divertimento altrove o in contesti ritenuti meno sicuri.

La richiesta rivolta all’amministrazione è quindi quella di rivedere il provvedimento e valutare misure diverse dalle chiusure generalizzate. Tra le ipotesi indicate figurano più controlli, attività di educazione, collaborazione con i gestori e confronto con le persone che vivono il territorio.

La giovane mette in guardia anche dagli effetti sulle feste di paese e sulle piccole attività, che potrebbero risentire delle limitazioni. Il suo appello al Comune è di discutere con i residenti e di coinvolgere i giovani nella ricerca di un equilibrio tra il diritto alla quiete e la possibilità di vivere gli spazi della valle. «Non siamo il problema», è il senso della posizione espressa da Vezzani, che chiede di poter partecipare alla vita del proprio paese senza essere esclusa dalle decisioni che riguardano la comunità.