Tre persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’indagine della guardia di finanza di Como su un presunto traffico di cocaina nel territorio provinciale. Due fratelli sono stati condotti in carcere, mentre per un terzo indagato sono stati disposti gli arresti domiciliari. I provvedimenti si basano sugli elementi raccolti durante le investigazioni e dovranno essere verificati nel corso del procedimento: gli accusati sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
L’inchiesta, avviata nel 2025 dai finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, riguarda alcuni componenti di una famiglia di origine marocchina. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo sarebbe attivo nel Comasco da oltre vent’anni e avrebbe organizzato un sistema per stoccare, preparare e distribuire lo stupefacente.
Le auto usate per nascondere la droga
Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da una ditta individuale di Senna Comasco, attiva anche nel commercio di automobili usate. Il titolare aveva a disposizione un parco di circa 50 vetture, alcune delle quali, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate per le consegne dagli altri fratelli. Sulle automobili sarebbero state applicate targhe prova, ritenute utili a rendere più difficili i controlli attraverso i lettori automatici installati lungo le strade provinciali.
La cocaina sarebbe stata nascosta in vani ricavati all’interno delle auto parcheggiate nel piazzale dell’attività, compreso il bocchettone del carburante. Prima delle consegne, il pusher avrebbe recuperato la quantità necessaria per gli appuntamenti, avvenuti soprattutto a Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo. Durante gli spostamenti, uno degli indagati avrebbe indossato una tuta da meccanico per rendere apparentemente compatibili i propri movimenti con la normale attività lavorativa.
Le sim attivate con i documenti dei clienti
Gli investigatori contestano inoltre un secondo presunto sistema per proteggere le comunicazioni. Ai clienti della concessionaria sarebbe stata chiesta una copia dei documenti d’identità per le pratiche relative al passaggio di proprietà delle automobili. Secondo la guardia di finanza, quei documenti sarebbero stati poi utilizzati, all’insaputa dei titolari, per attivare schede telefoniche in un esercizio commerciale di Como. Le utenze sarebbero servite a gestire i contatti legati al traffico di droga e al titolare dell’autosalone viene contestata anche la sostituzione di persona.
Tra gli episodi ricostruiti figurano anche consegne in prossimità di edifici scolastici. A Capiago Intimiano, in particolare, alcuni appuntamenti sarebbero stati fissati nei parcheggi adiacenti alla scuola primaria Giuseppe Verdi. La circostanza ha portato alla contestazione dell’aggravante prevista per l’attività svolta nelle vicinanze di istituti scolastici.
Tra febbraio e giugno 2025, la guardia di finanza afferma di aver documentato oltre
Dalle prime ore del 30 settembre sono inoltre in corso perquisizioni a Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco. Alle operazioni partecipano i finanzieri del reparto specializzato ATPI, i cani antidroga Aran, Leon e Anima, il cash dog Jupiter, addestrato a individuare denaro contante, e un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.