È iniziato nel settembre 2024 il percorso che ha portato Chiara, nome di fantasia, 56 anni, residente a Longone al Segrino, a perdere complessivamente 105mila euro. La donna si era imbattuta su Facebook in un video che sembrava un’intervista a un personaggio famoso e che proponeva un investimento semplice, capace di far crescere rapidamente il denaro. In seguito avrebbe scoperto che il filmato era stato realizzato con l’intelligenza artificiale.
Seguendo le indicazioni associate al video, Chiara aveva cliccato su un link che conduceva a una chat di WhatsApp. Una donna le aveva proposto di cominciare con un versamento di 250 euro, assicurandole che la somma sarebbe aumentata e che sarebbe stata ricontattata per altre operazioni. Pochi giorni dopo era entrata in scena una persona che si presentava come broker e che le mostrava presunti guadagni ottenuti con il primo investimento.
La fiducia costruita attraverso le telefonate
Da quel momento il meccanismo era proseguito per mesi. Chiara aveva continuato a versare denaro e sull’applicazione indicata dalla presunta consulente comparivano investimenti e profitti per migliaia di euro. I versamenti iniziali erano arrivati a circa 5mila euro. Alla donna erano stati inoltre fatti firmare documenti intestati alla società Eni, elemento che aveva contribuito a rafforzare la sua fiducia. Attraverso un’applicazione poteva controllare il valore degli investimenti e i guadagni che risultavano maturati.
La broker le aveva spiegato che non avrebbe potuto vendere direttamente gli investimenti e che sarebbe stata lei a contattarla in occasione delle operazioni più vantaggiose. Le telefonate erano diventate sempre più frequenti e il rapporto aveva assunto anche un carattere personale. Le due parlavano delle rispettive famiglie, dei progetti di Chiara, tra cui l’idea di aprire una fondazione, e del suo desiderio di aiutare le persone in difficoltà. A fine ottobre, sull’account erano comparsi 50mila euro di guadagni. La donna era riuscita anche a disporre, attraverso l’app, un bonifico di mille euro al proprio compagno.
Le richieste di capitale e la scoperta
Conquistata la sua fiducia, la broker le aveva proposto di aprire un conto collegato a una società maltese, sostenendo che avrebbe potuto iniziare a effettuare prelievi. Successivamente Chiara aveva ricevuto documenti che, secondo quanto riferito, provenivano dalla banca: per procedere sarebbe stato necessario disporre di un capitale di 299mila euro. La 56enne non aveva quella somma, ma la broker, secondo il suo racconto, era arrivata a prestarle parte del denaro, facendo leva anche sui suoi progetti e sulla volontà di sostenere altre persone.
A quel punto mancavano 15mila euro. Chiara aveva recuperato i propri risparmi e il 1° novembre aveva effettuato il versamento. Il giorno successivo, però, le era stato comunicato che le condizioni erano cambiate in vista del nuovo anno e che il capitale richiesto era salito a 499mila euro. La donna aveva iniziato a nutrire forti dubbi, anche a causa dei contatti con un presunto istituto di credito e con un consulente che la chiamava su WhatsApp con una voce dall’accento straniero.
Quando Chiara aveva chiesto spiegazioni alla broker, il tono della conversazione era cambiato. Le era stato detto che, senza un nuovo bonifico, il denaro sarebbe rimasto bloccato. Questa volta la donna aveva deciso di non versare altro. Poco dopo, la broker aveva smesso di rispondere e le applicazioni attraverso cui visualizzava i presunti guadagni e il conto maltese erano scomparse. Ricostruendo quanto accaduto, Chiara aveva concluso di essere stata vittima di una truffa. La somma persa, secondo il suo racconto, ammonta a 105mila euro.
La donna si è rivolta a Codici Lombardia per raccontare la propria esperienza. Non punta più necessariamente a recuperare l’intero importo, ma vuole mettere in guardia altre persone. L’associazione segnala che le truffe bancarie e finanziarie utilizzano sempre più spesso social network, messaggi, telefonate e strumenti di intelligenza artificiale. Tra i metodi citati figurano spoofing, vishing e phishing, oltre a voice cloning e deepfake impiegati per rendere credibili falsi messaggi, telefonate e video.
Davide Zanon, segretario regionale di Codici Lombardia, ricorda che una banca non chiede credenziali al telefono e che né un istituto di credito né una forza dell’ordine domandano di trasferire denaro su un conto sicuro o di comunicare PIN e password monouso. L’invito è a non aprire link ricevuti via SMS o email, a non fornire dati bancari e a verificare ogni richiesta attraverso i canali ufficiali della propria banca. Promesse di guadagni rapidi e richieste urgenti devono essere considerate possibili segnali di allarme.