Un ringraziamento ai vigili del fuoco e ai soccorritori della protezione civile, impegnati per tutta la notte nella messa in sicurezza della popolazione, ma anche la richiesta di cambiare approccio nella gestione del territorio. È la posizione espressa da Elisabetta Patelli, esponente di Europa Verde Como, dopo l’incendio che ha interessato il Monte Goj.
Secondo Patelli, l’emergenza deve rappresentare l’occasione per aprire una riflessione sulla cura del verde cittadino e delle colline. L’esponente ambientalista contesta l’idea che il patrimonio naturale extraurbano sia una risorsa inesauribile, sempre disponibile e non bisognosa di una gestione costante. La richiesta riguarda in particolare le aree collinari, i boschi e gli spazi posti a ridosso delle abitazioni.
La presenza degli alberi
Nel suo intervento, Patelli richiama anche i dati sulla presenza arborea. Como conta 11 alberi ogni 100 abitanti, a fronte di una media nazionale di 24, e risulta ultima tra i capoluoghi lombardi per presenza di alberi sul suolo pubblico. Numeri che, secondo Europa Verde, rendono ancora più urgente una strategia di tutela e incremento del patrimonio verde.
Un altro punto riguarda lo stato dei sentieri e delle aree boschive. Patelli chiede che i percorsi siano mantenuti accessibili, che vengano controllati gli accumuli di vegetazione secca e che si intervenga nelle zone maggiormente esposte al rischio, soprattutto quando si trovano vicino alle abitazioni. Le colline, sostiene, devono essere considerate parte integrante dell’infrastruttura verde della città.
Prevenzione contro i rischi
La gestione, nella proposta dell’esponente di Europa Verde, dovrebbe essere coordinata tra il Comune, il Parco e i proprietari privati. L’obiettivo è intervenire prima che le condizioni del territorio aggravino gli effetti di un evento come quello del Monte Goj. Periodi più frequenti di caldo intenso, siccità e presenza di vegetazione secca aumentano infatti la vulnerabilità delle aree boschive e collinari.
Patelli invita quindi a non occuparsi degli alberi soltanto durante le giornate più calde, dei boschi quando divampano gli incendi, dei torrenti in caso di esondazione o dei versanti dopo una frana. La linea indicata è quella della prevenzione, attraverso una programmazione stabile degli interventi e una maggiore attenzione alle condizioni del verde.
La richiesta finale è l’elaborazione di un Piano strategico del verde e della resilienza climatica. Per Patelli, l’incendio deve diventare un punto di svolta nel modo di considerare e amministrare le colline e le aree naturali del territorio comasco. La conclusione dell’intervento è netta: i tempi per minimizzare i rischi sono finiti.