Prevenzione balneare

Lago di Como, cinque morti e un disperso in due mesi

Profondità, acqua fredda e correnti rendono rischiosi tuffi e nuotate

Lago di Como, cinque morti e un disperso in due mesi

Cinque persone sono morte in meno di due mesi nelle acque del Lario e un altro uomo risulta ancora disperso. È il bilancio degli incidenti avvenuti dal 21 luglio nel territorio della provincia di Como, dove le ricerche proseguono dopo l’ultimo episodio, avvenuto davanti a San Siro.

Il disperso è un turista britannico di origine nepalese, Prasant Dahal. L’uomo si trovava su una barca insieme a una famiglia di amici e si sarebbe tuffato quando un padre e il figlio adolescente erano in difficoltà. I due sono stati soccorsi, mentre del turista si sono perse le tracce. Le operazioni coinvolgono sommozzatori e apparecchiature specializzate, impiegate per scandagliare il fondale fino a 280 metri di profondità.

Una sequenza di tragedie

Il primo episodio della serie risale al 21 luglio, davanti ai giardini a lago di Como. Una bambina di 9 anni, arrivata dal Marocco per trascorrere un periodo di vacanza con alcuni parenti, era scomparsa dopo essere entrata in acqua nei pressi del Tempio Voltiano. Il corpo era stato recuperato in serata.

Il 3 agosto, a San Siro, aveva perso la vita Youssef Errigg, 22 anni, dipendente di una struttura alberghiera di Griante. Il giovane si era tuffato durante la notte senza riuscire a tornare a riva. L’11 agosto, nelle acque di Pescallo, a Bellagio, era morto un turista francese di 76 anni dopo un bagno.

Alla vigilia di Ferragosto, davanti a Lenno, Rayan Jeirom Baylen, 21 anni, si era tuffato da una barca senza più riemergere. Il corpo era stato individuato e recuperato alcuni giorni dopo a circa 357 metri, grazie all’impiego di un robot subacqueo. Il 3 settembre, a Careno, frazione di Nesso, un turista russo di 37 anni era annegato mentre nuotava con la compagna. Il suo corpo era stato individuato a circa cento metri di profondità.

I rischi delle acque dolci

La successione degli episodi ha riacceso il tema della prudenza nel Lario. Dalla riva o durante una vacanza, il bacino può apparire più tranquillo del mare, ma profondità, acqua fredda e correnti possono trasformare rapidamente una nuotata o un tuffo in una situazione di emergenza. Anche chi sa nuotare può trovarsi in difficoltà per un malore o per uno sbalzo termico.

L’Istituto superiore di sanità raccomanda particolare attenzione nelle acque dolci. Entrare in acqua senza gradualità, allontanarsi troppo dalla riva o tuffarsi da un’imbarcazione senza un aiuto al galleggiamento aumenta i rischi. Le reazioni raccolte tra chi conosce il territorio richiamano proprio questi pericoli, senza però poter stabilire le cause dei singoli incidenti, ancora affidate agli accertamenti delle autorità.

Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata su San Siro, dove continuano le ricerche del turista disperso. Il nuovo caso riporta al centro l’invito a non sottovalutare le caratteristiche del Lario, anche quando la superficie dell’acqua appare calma e le condizioni sembrano favorevoli.