Sono cinque le persone morte nel Comasco che, a distanza di anni dal ritrovamento, non hanno ancora un’identità certa. I casi sono raccolti nel Registro nazionale dei cadaveri non identificati, messo a disposizione dall’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. Le vicende riguardano i comuni di Carugo, Valbrona, Como, Cernobbio ed Erba e coprono un periodo compreso tra il 1987 e il 2012.
Ritrovamenti tra campagne, boschi e lago
Il caso più lontano nel tempo risale al 17 aprile 1987, quando in via Busa, nella zona agricola di Carugo, venne trovato il corpo carbonizzato di un uomo di circa trent’anni. Era alto 175 centimetri e aveva una corporatura piuttosto esile. Nella scheda viene indicata la possibile origine francese e il nome Robert, ma si tratta di elementi che non hanno consentito di arrivare a un’identificazione definitiva. La morte è classificata come violenta.
Il 23 gennaio 2004, in una zona boschiva indicata nel territorio di Asso e associata nel Registro al comune di Valbrona, fu ritrovato il corpo di una donna di età stimata tra i 30 e i 50 anni. Era alta tra 152 e 155 centimetri e indossava una giacca bordeaux, abiti beige e stivali neri al ginocchio. Tra gli oggetti personali fu catalogato anche un orologio Swatch verde con un fiore sul quadrante, un particolare che però non portò al riconoscimento.
Un altro ritrovamento avvenne il 5 aprile 2010 nelle acque del Lago di Como, nella zona retrostante il Tempio Voltiano, lungo viale Puecher. La vittima era un uomo tra i 30 e i 40 anni, alto circa 170 centimetri e del peso di 70 chili, con capelli neri e occhi castano scuro. Indossava un cappotto e pantaloni neri, una camicia a righe bianche e blu e una cravatta. Aveva al polso un orologio Arne Jacobsen e all’anulare sinistro un anello d’oro. La morte fu attribuita ad annegamento; la scheda segnala anche un tasso alcolemico elevato.
Resti umani e una morte in ospedale
A Cernobbio, il 1° gennaio 2011, furono rinvenuti resti umani, in particolare un cranio, in una zona boschiva. I resti sono stati attribuiti a una donna di età compresa tra 37 e 52 anni. Tra gli elementi descrittivi figurano una parrucca con trecce o dreadlock bruno-rossi, con punte più chiare, e un fermacapelli decorato con paillettes rosa e bianche. Anche questi dettagli non sono bastati a stabilirne l’identità.
L’ultimo caso in ordine cronologico risale al 16 marzo 2012 e riguarda una donna di circa 75 anni, deceduta per cause naturali all’ospedale Fatebenefratelli di Erba. La donna era alta tra 155 e 165 centimetri, aveva gli occhi marroni ed era priva di capelli. Secondo le informazioni raccolte all’epoca, viveva presumibilmente in una roulotte. Nel Registro non risulta alcun elemento che abbia permesso di attribuirle un nome.
I cinque casi comaschi fanno parte di un quadro più ampio. I dataset del Registro nazionale dei cadaveri non identificati comprendono complessivamente 897 schede, 154 delle quali riferite alla Lombardia. Cinque sono associate alla provincia di Como. Le attività di identificazione si basano sul confronto dei dati biologici e degli elementi raccolti al momento dei ritrovamenti, con l’obiettivo di restituire un’identità alle persone decedute e, quando possibile, offrire una risposta alle famiglie che continuano a cercarle.