Ambiente in pericolo

Legambiente: no a materiali di scavo nel Lago di Como

L'associazione critica l'uso di materiali contaminati per i lavori della variante della Tremezzina.

Legambiente: no a materiali di scavo nel Lago di Como

La proposta di utilizzare i materiali provenienti dagli scavi della variante della Tremezzina nel Lago di Como per recuperare i ritardi nei lavori ha suscitato forti preoccupazioni in Legambiente. L’associazione ambientalista ha espresso il proprio dissenso in seguito alle ipotesi avanzate da alcuni sindaci del territorio, che hanno richiamato l’esempio del Lago di Uri in Svizzera.

Legambiente sottolinea che il precedente svizzero è spesso presentato in modo parziale. Infatti, nel caso del Lago di Uri, il materiale degli scavi del nuovo tunnel del Gottardo era stato utilizzato per un progetto di rinaturalizzazione del delta della Reuss, mirato a ricostruire habitat naturali e aumentare la biodiversità, non per creare nuove infrastrutture.

Un progetto che, come ricorda l’associazione, è stato sospeso a causa di elevate concentrazioni di arsenico rilevate nelle rocce depositate sul fondale. Per prevenire la dispersione di questo contaminante, è stato necessario ricoprire i materiali con strati di materiale inerte. Questo aspetto, secondo Legambiente, dovrebbe invitare alla prudenza anche per la situazione della Tremezzina, dove sono stati riscontrati arsenico, idrocarburi pesanti e altri contaminanti nei materiali di scavo.

Analisi e valutazioni necessarie

Legambiente richiede che ogni decisione riguardante l’uso dei materiali sia preceduta da analisi approfondite e valutazioni indipendenti da parte degli organismi competenti. “A stabilire se i materiali siano compatibili con l’ambiente lacustre devono essere Arpa e gli enti tecnico-scientifici, non la politica”, afferma l’associazione.

Inoltre, Legambiente critica l’idea di utilizzare eventuali riempimenti a lago per realizzare nuovi parcheggi, piazze, porticcioli o altre opere lungo la costa. Secondo l’associazione, questa prospettiva rischierebbe di trasformare un intervento nato dall’emergenza del cantiere in un’ulteriore occasione di consumo di suolo e perdita di naturalità del paesaggio lariano. “Accelerare i lavori è un obiettivo condivisibile, ma farlo abbassando le garanzie ambientali è inammissibile”, sottolinea.

Un patrimonio da tutelare

Legambiente avverte che la questione dei materiali di scavo non è l’unico problema aperto della grande opera. “Superato questo scoglio, non si risolverebbero automaticamente gli altri nodi organizzativi, strutturali, geologici e di compatibilità economica”, afferma l’associazione. Il messaggio finale è chiaro: il Lago di Como è un patrimonio naturale e paesaggistico che richiede decisioni basate su dati scientifici e sull’interesse collettivo, piuttosto che su soluzioni dettate dall’urgenza del cronoprogramma.