La questione degli orti di Rebbio si trasforma in un nuovo scontro politico e sociale a Como, con i sindacati Cgil, Cisl e Uil che criticano il sindaco Alessandro Rapinese per il metodo decisionale adottato dall’Amministrazione. Le organizzazioni sindacali sottolineano che non si tratta solo di terreni e concessioni, ma di persone, in gran parte pensionati, che hanno dedicato anni alla cura di quegli spazi, contribuendo alla vita del quartiere.
I sindacati evidenziano la mancanza di un confronto preventivo con i cittadini coinvolti, affermando che le decisioni vengono comunicate solo dopo essere state prese. “Amministrare significa ascoltare, spiegare le proprie scelte e verificare la possibilità di soluzioni condivise”, affermano.
Critiche all’Amministrazione
Nel comunicato unitario, Cgil, Cisl e Uil ampliano la critica ad altre problematiche cittadine, come le scelte riguardanti le scuole, i servizi educativi e il futuro dell’area dello stadio. “Troppo spesso l’Amministrazione interviene quando i problemi sono già aggravati”, sostengono, sottolineando che la soluzione non può essere la chiusura o la riduzione dei servizi.
Le organizzazioni sindacali chiedono un confronto stabile con il Comune sulle principali scelte economiche e sociali, citando temi come l’addizionale Irpef, la Tari e le agevolazioni per i redditi più bassi. “Dietro ogni scelta ci sono famiglie, redditi e condizioni di lavoro”, evidenziano.
Richiesta di dialogo
La domanda posta dai sindacati all’Amministrazione è chiara: “Perché il sindaco rifiuta un confronto vero e preventivo?”. Criticano anche il dialogo selettivo del sindaco, che risulta intenso con chi ha maggiore peso economico, ma debole con chi vive le conseguenze delle scelte comunali. Secondo i sindacati, Como deve essere una città per tutti, non solo per chi può permettersela.
In conclusione, Cgil, Cisl e Uil richiedono l’apertura di un confronto con i pensionati e il quartiere sul futuro degli orti di Rebbio, la convocazione delle organizzazioni sindacali sulle scelte economiche e sociali della città e maggiore trasparenza sulle decisioni che riguardano la comunità. “Il confronto non è una concessione, è un dovere istituzionale”, concludono.