Un gruppo internazionale di ricercatori ha realizzato una nuova mappa molecolare del cervello umano per studiare i meccanismi cellulari associati ad alcune tra le più complesse malattie neurologiche e psichiatriche. L’analisi ha riguardato l’attività dei geni in 6,3 milioni di nuclei cellulari appartenenti a 1.494 donatori, con l’obiettivo di comprendere che cosa accade nel tessuto cerebrale quando si sviluppano patologie come Alzheimer e Parkinson.
Il progetto è stato sostenuto dai National Institutes of Health statunitensi e coordinato nell’ambito del consorzio scientifico PsychAD. I risultati sono stati pubblicati il 23 settembre 2026 in una raccolta di otto lavori apparsi sulle riviste Nature, Nature Communications, Nature Genetics e Nature Medicine. Il 27 ottobre il NIH ha dedicato alla ricerca un approfondimento divulgativo.
Un atlante costruito sulle singole cellule
Gli studiosi si sono concentrati sulla corteccia prefrontale, la regione anteriore del cervello coinvolta nell’attenzione, nella pianificazione, nella regolazione delle emozioni e nelle capacità decisionali. Il materiale analizzato proveniva da persone decedute, alcune senza patologie neurologiche diagnosticate e altre colpite da otto condizioni differenti: Alzheimer, Parkinson, demenza a corpi di Lewy, demenza vascolare, tauopatie, demenza frontotemporale, schizofrenia e disturbo bipolare.
Attraverso tecniche di analisi a singola cellula, i ricercatori hanno osservato quali geni risultano attivi nei diversi tipi cellulari e come la loro attività cambia in presenza delle malattie. La grande quantità di dati raccolti consente di esaminare in modo dettagliato i processi biologici che caratterizzano il cervello umano e di confrontare le modificazioni associate a disturbi differenti.
Somiglianze e differenze tra le patologie
Uno dei principali risultati riguarda i punti di contatto tra alcune malattie neurodegenerative. Alzheimer, Parkinson, demenza a corpi di Lewy e demenza vascolare presentano diversi cambiamenti comuni nell’attività dei geni, alcuni dei quali interessano funzioni cellulari fondamentali come l’elaborazione dell’RNA e il trasporto delle proteine.
L’analisi ha però evidenziato anche caratteristiche specifiche delle singole condizioni, mostrando che non esiste un unico meccanismo all’origine dei processi neurodegenerativi. Nelle forme più avanzate di Alzheimer è stata rilevata una minore presenza di neuroni insieme a una maggiore presenza di cellule immunitarie e vascolari nel tessuto cerebrale. Sono state inoltre osservate associazioni tra alcune manifestazioni psichiatriche della malattia e una maggiore presenza di particolari neuroni eccitatori degli strati profondi della corteccia.
Un altro studio della raccolta ha esaminato i cambiamenti dell’attività genetica nel cervello durante le diverse fasi della vita. Dalla nascita fino a circa 24 anni è stata individuata una fase di intenso rimodellamento. Durante l’età adulta l’attività genetica appare relativamente stabile, mentre dopo i 65 anni alcune tipologie cellulari tornano a mostrare variazioni più marcate. La distinzione potrebbe aiutare a separare i normali processi dell’invecchiamento dalle alterazioni legate alle malattie neurologiche.
La mappa sviluppata dal consorzio PsychAD non costituisce una cura per Alzheimer o Parkinson e non è un test diagnostico già disponibile. È uno strumento destinato alla ricerca, utile per individuare possibili bersagli terapeutici, tra cui geni, cellule e processi biologici sui quali concentrare lo sviluppo di nuovi farmaci. Il gruppo ha inoltre creato strumenti computazionali per studiare i fattori collegati al declino cognitivo, alla progressione dell’Alzheimer e alla resilienza di alcune persone, che riescono a conservare più a lungo le proprie capacità nonostante le alterazioni cerebrali. L’obiettivo è ampliare il progetto fino a includere circa 10mila persone, aumentando la precisione delle analisi future.