Il futuro dello stadio Sinigaglia e dell’area circostante continua ad alimentare il confronto politico a Como. Dopo le dichiarazioni di Swarso, secondo cui il progetto del nuovo impianto sarebbe pronto e aggiornato sulla base delle prescrizioni degli enti competenti, gli esponenti delle forze di minoranza hanno chiesto l’apertura di un confronto pubblico. Al centro delle richieste ci sono l’interesse pubblico dell’intervento e le possibili conseguenze per i residenti della zona.
Sul tema è intervenuta Lorenza Ceruti, che ha proposto una riflessione sul valore urbanistico e paesaggistico dell’area. Secondo l’architetta, la trasformazione prevista non dovrebbe essere considerata una questione circoscritta al quartiere, perché riguarda uno spazio di grande rilevanza per l’intera città. A suo giudizio, la riqualificazione di una zona rimasta per lungo tempo sostanzialmente trascurata rappresenterebbe già un elemento sufficiente per riconoscere all’intervento una dimensione pubblica.
Un’area considerata patrimonio cittadino
Ceruti ha descritto l’area come uno spazio di valore, oggi occupato da circa 300 posti auto, dallo stadio e da una struttura centrale che, pur essendo stata oggetto di interventi, ha presentato condizioni di degrado. Nel suo ragionamento rientrano anche le criticità legate al bivacco, allo spaccio e al deterioramento del contesto urbano. Lo stadio, inoltre, svolgerebbe di fatto anche la funzione di spartitraffico, incidendo sulla conformazione complessiva della zona.
La presenza dell’impianto, ha osservato Ceruti, precede la costruzione delle residenze circostanti. Per questo motivo, l’area non potrebbe essere considerata una pertinenza esclusiva di chi vive nelle immediate vicinanze, ma un luogo che interessa l’intera comunità. Da qui la conclusione secondo cui lo spazio appartiene alla città e deve essere valutato tenendo conto dell’interesse complessivo dei cittadini, senza escludere le preoccupazioni espresse dai residenti.
Il confronto con il progetto del lungolago
Nella sua presa di posizione, Ceruti ha richiamato anche il precedente del progetto del lungolago, chiedendo quale sia stato in quel caso il ruolo delle forze di minoranza. Secondo la sua valutazione, l’iter affidato agli uffici tecnici non avrebbe suscitato un’attenzione politica paragonabile a quella riservata oggi al nuovo stadio e il confronto pubblico sarebbe stato limitato.
Un’ulteriore differenza riguarderebbe la progettazione. Per il nuovo impianto, il progettista è stato individuato e reso noto dal soggetto che sostiene integralmente i costi dell’intervento. Ceruti sottolinea che si tratta di uno studio professionale con esperienza nella progettazione di impianti sportivi e stadi. Restano così al centro del dibattito la partecipazione dei cittadini, il ruolo delle minoranze e la necessità di conciliare le esigenze dei residenti con una trasformazione destinata a incidere su uno degli spazi più visibili e importanti di Como.