Nutrizione

Kefir e longevità, cosa dice davvero la scienza

La bevanda fermentata offre microrganismi vivi, ma non garantisce dimagrimento né effetti anti-età.

Kefir e longevità, cosa dice davvero la scienza

Il kefir è un alimento fermentato dalle caratteristiche nutrizionali interessanti, ma non può essere considerato un elisir di lunga vita. La sua popolarità è cresciuta anche sui social, dove viene spesso presentato come un superfood capace di favorire il dimagrimento, migliorare la digestione, rafforzare il sistema immunitario e contrastare l’invecchiamento. Le prove scientifiche disponibili, però, non consentono di attribuirgli un effetto diretto sulla longevità umana.

A fare chiarezza è Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Il farmacologo sottolinea che il valore del kefir deve essere valutato all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata, senza aspettarsi risultati miracolosi. Per la salute e la durata della vita contano soprattutto l’insieme delle abitudini alimentari e dello stile di vita, non il consumo di un singolo prodotto.

Una tradizione nata nel Caucaso

Le origini del kefir risalgono alle regioni montuose del Caucaso, dove per secoli il latte veniva conservato attraverso la fermentazione naturale. La preparazione tradizionale prevedeva l’utilizzo di sacche di cuoio o pelli animali, nelle quali il latte fermentava insieme ai granuli di kefir. Queste strutture ospitano una comunità composta da batteri e lieviti, responsabili del processo.

La reputazione del kefir come alimento legato alla longevità si diffuse soprattutto nell’Ottocento, quando alcuni studiosi osservarono le condizioni di salute e l’età avanzata di alcune popolazioni caucasiche. Tra loro c’era il biologo e premio Nobel Il’ja Il’ič Mečnikov, che ipotizzò un rapporto tra il consumo di latte fermentato e la durata della vita. Si trattava, tuttavia, di un’ipotesi e non della dimostrazione di un effetto anti-invecchiamento.

Fermentazione e microrganismi

A differenza dello yogurt tradizionale, prodotto con specifici ceppi batterici selezionati, il kefir contiene una comunità microbica più articolata. Nei granuli convivono batteri lattici, batteri acetici e lieviti. Durante la fermentazione, il lattosio viene trasformato principalmente in acido lattico, mentre si formano anche piccole quantità di anidride carbonica e tracce di alcol. Il risultato è una bevanda fluida, dal gusto acidulo e talvolta leggermente frizzante.

Il processo riduce la quantità di lattosio rispetto al latte di partenza e può rendere il prodotto più tollerabile per alcune persone. La risposta, però, varia da individuo a individuo: una minore presenza di lattosio non significa che il kefir sia adatto a chiunque soffra di intolleranza.

Un test condotto dal Gruppo Maurizi per la rivista Il Salvagente ha confrontato 27 prodotti commerciali tra kefir, yogurt greco e skyr, analizzando la presenza di microrganismi vivi a due settimane dalla scadenza. Secondo i risultati riportati, kefir e yogurt greco presentavano cariche elevate di batteri vivi, con valori superiori ai 10 miliardi di cellule per alcune categorie, tra cui streptococchi, lattococchi e lattobacilli. Per i bifidobatteri, invece, il kefir mostrava valori inferiori, intorno ai 10 milioni di cellule, mentre lo skyr registrava una presenza complessivamente più bassa.

Il confronto non dimostra quindi una superiorità assoluta del kefir. La quantità e il tipo di microrganismi possono cambiare in base alla lavorazione e alla composizione del singolo alimento. I prodotti fermentati possono contribuire all’equilibrio dell’ambiente intestinale e sostenere alcuni processi digestivi, ma la presenza di batteri vivi non equivale a un effetto terapeutico garantito.

Lo stesso vale per le promesse relative al dimagrimento, al rafforzamento delle difese immunitarie e al contrasto dell’invecchiamento. Gli eventuali effetti dipendono dalle caratteristiche del prodotto, dalla quantità consumata e dal contesto alimentare complessivo. Il kefir può dunque essere inserito in una dieta varia, ma non sostituisce uno stile di vita sano né rappresenta una scorciatoia per vivere più a lungo.