Fronte giudiziario

Indagata a Como la moglie di Youssef Siher

Un telefono intestato alla 32enne avrebbe consentito agli investigatori di rintracciare il presunto promotore del gruppo

Indagata a Como la moglie di Youssef Siher

L’inchiesta sul Movimento 17 ottobre coinvolge anche Como. Tra le persone indagate figura una donna di 32 anni, nata e cresciuta nel capoluogo lariano, moglie di Youssef Siher, il trentenne ritenuto dagli investigatori il presunto ideatore del movimento. L’uomo è stato fermato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre e si trova ora detenuto nel carcere milanese di San Vittore.

La donna, di origini libanesi e impegnata come mediatrice interculturale, è indagata per istigazione a delinquere in concorso con il marito. Secondo l’ipotesi investigativa, entrambi avrebbero avuto un ruolo nella gestione dei canali social riconducibili al Movimento 17 ottobre, che ha organizzato le proteste di piazza della scorsa settimana.

Il ruolo del telefono nelle indagini

Un elemento ritenuto significativo dagli investigatori riguarda il cellulare della 32enne. Nella mattinata di sabato 24 ottobre, il telefono di Youssef Siher risultava spento e l’uomo non era localizzabile. Secondo quanto riportato da MilanoToday, gli investigatori sarebbero riusciti a rintracciarlo proprio attraverso il dispositivo della moglie.

Gli accertamenti avrebbero condotto a un appartamento alla periferia di Milano, dove Siher si trovava ospite di un’amica. La donna è residente anagraficamente a Como, città nella quale è nata e cresciuta, ma vivrebbe in provincia di Milano insieme al marito. I due si sarebbero sposati lo scorso settembre e manterrebbero residenze differenti: lei a Como, lui a Mazzano, nel Bresciano.

Computer e chat al vaglio

Siher, 30 anni, è considerato dagli investigatori il presunto fondatore e promotore del Movimento 17 ottobre. La Procura di Milano ha disposto nei suoi confronti un provvedimento di fermo per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e per la nuova fattispecie di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Il provvedimento dovrà essere sottoposto alla convalida del giudice per le indagini preliminari.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti sul materiale informatico sequestrato durante l’operazione. Telefoni cellulari e computer sono esaminati per ricostruire, attraverso chat, registri delle chiamate e documenti, l’organizzazione delle manifestazioni e l’eventuale rete di persone coinvolte nella gestione dei canali social. Secondo quanto emerso finora, marito e moglie sarebbero entrambi amministratori delle pagine Instagram e Telegram legate al movimento.

Le indagini dovranno chiarire i rispettivi ruoli e le eventuali responsabilità. La posizione della 32enne di Como resta distinta da quella del marito: la donna risulta indagata a piede libero e ogni responsabilità penale dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento.