I numeri definitivi della mostra dedicata a J.M.W. Turner, recentemente chiusa a Como, evidenziano un disavanzo di 664.884 euro, superiore a quanto indicato nelle previsioni iniziali. I dati sono emersi da un accesso agli atti effettuato dai consiglieri comunali del Partito democratico Stefano Legnani e Patrizia Lissi, che li hanno resi pubblici il 15 ottobre 2026.
Secondo la documentazione acquisita, i visitatori paganti sono stati 17.418, a fronte dei 20mila comunicati dal Comune dopo la conclusione dell’esposizione. Gli incassi complessivi hanno raggiunto 167.136 euro: 154.890 euro derivano dalla vendita dei biglietti, mentre altri 12.246 euro sono arrivati dalla vendita del catalogo.
Costi oltre le previsioni
A fronte delle entrate, le spese complessive hanno raggiunto 831.020 euro. Nel totale rientrano i costi per il trasporto delle opere, l’assicurazione, l’allestimento, l’ufficio stampa, la promozione, la realizzazione del catalogo, il personale e le somme riconosciute alla Tate Gallery. La differenza tra entrate e uscite determina il disavanzo di 664.884 euro.
La cifra supera anche lo stanziamento aggiornato nel corso dell’anno. Nel bilancio comunale 2026 erano stati inizialmente previsti 450mila euro. A febbraio si era resa necessaria una variazione da ulteriori 235mila euro, portando la previsione definitiva a 685mila euro. I costi effettivi sono quindi risultati superiori di oltre il 20% rispetto alla somma rivista.
Le critiche dei consiglieri
Nel replicare alle contestazioni, il sindaco ha sostenuto di aver messo in conto il disavanzo, spiegando che eventi capaci di dare prestigio alla città possono avere costi superiori agli incassi. Legnani e Lissi riconoscono che il ritorno di un’iniziativa culturale non si misura soltanto attraverso i biglietti venduti, ma contestano quella che definiscono una previsione di spesa gravemente errata.
I due consiglieri giudicano inoltre i costi rimasti a carico del Comune manifestamente eccessivi rispetto ai risultati raggiunti e descrivono l’esposizione come un flop. Nel mirino finisce anche la promozione, ritenuta pressoché inesistente in città e sui mezzi di comunicazione. Secondo i consiglieri, l’evento avrebbe inoltre beneficiato di un solo sponsor, con un contributo di 12.200 euro.
Per Legnani e Lissi, il numero limitato di sostenitori rappresenterebbe un segnale della scarsa capacità dell’amministrazione di creare sinergie con le realtà del territorio. La loro conclusione è che, considerata l’importanza di Turner nel mondo dell’arte, una promozione più efficace e un maggiore coinvolgimento locale avrebbero potuto produrre risultati migliori. Le valutazioni restano al centro del confronto politico sul rapporto tra investimenti culturali, costi sostenuti e ricadute per la città.