Appuntamento autunnale

A Palanzo torna la festa del torchio tra uve e tradizione

Domenica 11 ottobre l’antico impianto del borgo lariano sarà attivato: degustazioni, bancarelle e specialità del territorio.

A Palanzo torna la festa del torchio tra uve e tradizione

Si terrà a Palanzo la 51ª edizione della Sagra del Torchio, manifestazione dedicata alla storia agricola e alle tradizioni del borgo affacciato sul lago di Como. L’appuntamento è fissato per domenica 11 ottobre 2025, dalle 10 alle 18, con un programma che prevede l’attivazione dell’antico impianto per la spremitura delle uve.

Nel corso della giornata sarà possibile assistere al funzionamento del torchio e assaggiare il succo ottenuto dalla prima spremitura. Sono inoltre previste bancarelle, degustazioni di prodotti locali, cibo del territorio e vino. L’iniziativa si svolgerà anche in caso di maltempo, secondo quanto annunciato dagli organizzatori.

Una tradizione nata per valorizzare il borgo

La sagra è organizzata dall’Associazione Amici del Torchio di Palanzo, costituita nel settembre 2004 con l’obiettivo di promuovere festeggiamenti, gare, spettacoli pubblici e attività culturali. Le iniziative dell’associazione puntano a valorizzare e tutelare le bellezze naturali, artistiche e monumentali della località.

Al centro della manifestazione c’è il torchio monumentale per le vinacce, risalente al 1572 e ancora funzionante. La struttura è riconosciuta come monumento nazionale e viene messa in funzione in occasione della sagra, che tradizionalmente si svolge all’inizio di ottobre. Il manufatto rappresenta una testimonianza della vita agricola del passato e dell’organizzazione comunitaria del borgo.

La grande struttura in legno

Il torchio si trova all’interno di un edificio di proprietà comunale. La sua grande trave in castagno, lunga 12 metri e con una circonferenza di circa 3 metri, sarebbe stata ricavata da un albero abbattuto sul posto o nelle vicinanze. Le dimensioni del tronco, unite alla conformazione delle strette vie di Palanzo, fanno ritenere che la struttura sia stata realizzata direttamente nella località.

L’impianto raggiunge un’altezza complessiva di 3,8 metri. La trave è collegata a una vite senza fine alta oltre 5 metri, scolpita a mano in un unico tronco di noce, e poggia su una grande pietra circolare di granito del peso di circa tre quintali. La pressa può esercitare una forza fino a 20 tonnellate sulla vasca di granito.

In passato il torchio veniva utilizzato non soltanto per la spremitura delle vinacce, ma anche per schiacciare e pressare le noci, dalle quali si ricavava l’olio. I resti dei gusci potevano essere impiegati come alimento per gli animali, in un sistema agricolo che cercava di ridurre gli sprechi. Nello stesso edificio è conservata anche una macina di granito.

Il funzionamento avveniva attraverso quattro bastoni inseriti alla base della vite senza fine, usati come leve per abbassare la pesante trave sulla pressa. Le vinacce, ottenute dopo la pigiatura e la macerazione dei grappoli, venivano sistemate tra tavolati di legno sul piano in granito, quindi compresse con travi e distanziatori. Il mosto usciva infine dalla bocchetta di scarico e veniva raccolto nei tini. Durante la sagra, questo patrimonio storico torna così al centro della vita pubblica della comunità.