Tom Cruise veste i panni di un personaggio lontano dall’eroe d’azione al quale ha abituato il pubblico. È Digger, protagonista del nuovo film del premio Oscar Alejandro G. Iñárritu, al cinema dal 1 ottobre. La pellicola racconta un uomo complesso, inquietante e profondamente umano, in una prova interpretativa che il regista considera tra le più riuscite nella carriera dell’attore.
Digger è il magnate del petrolio più potente e ricco del mondo. Le sue attività di trivellazione in Groenlandia contribuiscono a un disastro dalle conseguenze potenzialmente globali, ma l’uomo intraprende comunque una missione disperata per convincere il mondo di poter essere il salvatore dell’umanità. Il personaggio si muove così dentro una contraddizione centrale: vuole apparire invincibile, mentre le sue stesse azioni rischiano di travolgere tutto.
Una prova lontana dall’azione
La distanza tra Digger e l’immagine pubblica di Cruise potrebbe rendere il ruolo un passaggio importante nella carriera dell’attore e alimentare le discussioni su una possibile candidatura agli Academy Awards. Cruise non ha mai vinto il premio come interprete. Nel cast figurano anche Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e Jesse Plemons, con diversi protagonisti già legati a precedenti candidature o vittorie.
Iñárritu ha descritto Cruise come il primo violino dell’orchestra, capace di guidare la pellicola attraverso il corpo e una serie di minime variazioni espressive. Secondo il regista, la precisione fisica dell’attore è uno degli elementi più significativi della performance. In questo caso la fisicità non serve soprattutto a sostenere l’azione, ma a raccontare le contraddizioni di un uomo che nasconde, dietro il potere, una profonda fragilità.
Il ritmo della recitazione e il ruolo di Maggie
Anche Cruise ha parlato del lavoro con Iñárritu ricorrendo a una metafora musicale. Il regista costruirebbe ogni scena seguendo un ritmo preciso, simile a quello di un musicista o di un DJ. Una delle sfide principali ha riguardato i dialoghi e il tempo della recitazione, con l’obiettivo di recuperare una modalità vicina al grande cinema degli anni Venti, Trenta e Quaranta: battute serrate e un tempismo naturale, mai meccanico.
Un elemento decisivo per comprendere il protagonista è Maggie, la gatta che vive con Digger da 38 anni. L’animale rappresenta il legame più forte dell’uomo e mostra il lato ancora capace di affetto del miliardario che pretende di orientare il destino di interi Paesi. Iñárritu ha scelto di utilizzare una gatta reale, non un effetto digitale: la preparazione ha richiesto mesi di progettazione e prove con burattinai per ottenere un risultato insieme adorabile e inquietante.