Memoria popolare

Streghe e leggende del Lago di Como, tra Lezzeno e Torno

Riti, boschi e persecuzioni compongono il volto più inquieto del territorio lariano.

Streghe e leggende del Lago di Como, tra Lezzeno e Torno

Dietro l’immagine turistica del lago più famoso del mondo esiste un patrimonio di racconti legati a boschi, rocce, rive appartate e antiche credenze. Tra Lezzeno, Torno e Como, la tradizione orale ha tramandato storie di donne accusate di praticare la magia, incontri notturni e imbarcazioni capaci, secondo il mito, di sollevarsi dall’acqua.

Le narrazioni sono particolarmente numerose nell’area centrale del Lario. Lezzeno è stata a lungo considerata una delle principali terre lariane associate alla stregoneria. Una parte dei racconti descrive donne che attraversavano il lago durante la notte per raggiungere luoghi isolati, dove si sarebbero svolti incontri misteriosi. Le storie riflettono paure e credenze di comunità abituate a interpretare gli eventi inspiegabili attraverso il soprannaturale.

Le barche del sabba

Una delle leggende più note riguarda un barcaiolo che, insospettito dall’uso notturno della propria imbarcazione, decide di nascondersi a bordo. Quando arrivano le passeggere, l’uomo scopre che sono streghe. Le donne pronunciano alcune formule e ordinano alla barca di partire, ma il mezzo non si muove. Poi arriva il comando decisivo: Va’ per quattro. A quel punto, secondo il racconto, la barca si alza in volo e raggiunge terre lontane, dove le streghe parteciperebbero al sabba.

La versione della storia cambia a seconda del paese. A Lezzeno le protagoniste sarebbero tre, mentre nella tradizione di Torno diventerebbero sette. Il folklore lega inoltre i presunti incontri a luoghi precisi della sponda occidentale, come Prà della Taca e Prà della Sala, citati in una ricerca sulle tradizioni di Tremezzo conservata negli archivi della Regione Lombardia. A Torno, invece, i cosiddetti Massi delle Streghe sono stati associati a danze e ritrovi notturni.

Dal mito alla persecuzione

La storia delle streghe non appartiene però soltanto alla dimensione fantastica. Tra il Medioevo e l’età moderna, il territorio della diocesi di Como fu interessato da numerosi procedimenti inquisitoriali. Il convento domenicano di San Giovanni in Pedemonte, nell’area dove oggi sorge la stazione di Como San Giovanni, ospitava il tribunale dell’Inquisizione. Qui furono processate persone accusate di stregoneria e, in diversi casi, condannate a morte.

Le cifre riportate dalle fonti devono essere considerate con cautela, perché la documentazione è frammentaria e le ricostruzioni non sempre coincidono. Secondo una storia della diocesi, nel solo 1416 l’inquisitore frate Antonio da Casale avrebbe consegnato al braccio secolare centinaia di presunte streghe. Nel 1484 il Comune di Como arrivò a chiedere agli inquisitori di non eccedere. Tra le persone accusate potevano esserci anziane, levatrici, guaritrici, donne emarginate o semplicemente considerate diverse dalla comunità.

A Lezzeno il folklore conserva anche racconti di incantesimi d’amore e vendette. Una leggenda narra di tre giovani che avrebbero respinto alcune ragazze provenienti da fuori paese; le giovani, offese, si sarebbero rivolte a donne ritenute streghe, provocando nei ragazzi un amore ossessivo. Oggi queste storie fanno parte del patrimonio culturale del territorio e permettono di osservare la mentalità delle comunità di un tempo, tra paura dell’ignoto e bisogno di spiegare ciò che non si riusciva a comprendere.

Il volto più inquieto del Lario emerge così dall’intreccio tra immaginazione e vicende storiche. Sentieri nei boschi, rive raggiungibili soltanto in barca, rocce e radure sono diventati gli scenari di un patrimonio narrativo ancora ricordato in libri, spettacoli e iniziative culturali. Dietro il mito, però, restano anche le vittime reali delle persecuzioni, elemento che consente di leggere queste tradizioni non solo come racconti fantastici, ma anche come testimonianza della società che li ha prodotti.